Nella policy worst-fit, prima dell’allocazione di un processo viene effettuata una scansione lineare di tutti gli holes presenti in memoria. Tra questi, viene selezionato il buco di dimensione maggiore che sia sufficientemente grande da poter contenere il processo. L’idea è lasciare, dopo l’allocazione, un buco residuo ancora abbastanza grande da poter essere riutilizzato.
Esempio:
Si considerino tre buchi di memoria di 20, 400 e 120 byte.
- Se il processo X richiede 100 byte, con la policy worst-fit esso viene allocato nel buco da 400 byte, generando un buco residuo di 300 byte.
- Se successivamente il processo Y richiede 350 byte, il sistema operativo non può soddisfare la richiesta, poiché nessun buco disponibile è sufficientemente grande.

In modo controintuitivo, questa policy tende a ridurre la creazione di buchi molto piccoli, aumentando la probabilità che lo spazio residuo sia ancora utilizzabile da altri processi. Tuttavia, nella pratica, worst-fit è spesso meno efficiente rispetto a first-fit e best-fit e può portare a un uso non ottimale della memoria.